Milan, speciale: la tattica Allegri

ALLEGRI IBRAHIMOVIC VAN BOMMEL / MILANO – Primi in campionato, nei quarti di Champions League e ancora in corsa per la Coppa Italia. Tutto pare funzionare a meraviglia in casa Milan. Invece la pesante (per quanto indolore) sconfitta di Londra con l’Arsenal, sembrerebbe aver incrinato la tranquillità del gruppo rossonero. Su tutti, è Zlatan Ibrahimovic ad aver manifestato le proprie perplessità per il recente operato di Massimiliano Allegri. In particolar modo dal punto di vista tattico. Ecco, allora, l’occasione per andare ad analizzare il sistema di gioco dei rossoneri, per cercare di capire come l’allenatore toscano potrebbe affrontare la parte decisiva della stagione.

Proprio il tecnico rossonero, quest’anno, sta ottenendo la propria consacrazione: pur dovendo fare spesso i conti con un’infermeria stracolma (e con i problemi disciplinari di Ibra), è tornato in vetta alla Serie A vincendo partite dal punto di vista tattico. Il suo capolavoro può essere considerato l’approccio alla sfida con la Juventus, fatto di corsa e pressing: ‘armi’ del tutto inusuali per il Milan, ma ben interpretate ed efficaci.

Allegri ha mantenuto il marchio di fabbrica milanista, costituito dal ‘rombo’ di centrocampo, ma lo ha stravolto nell’interpretazione. Se prima si parlava di 4-3-1-2, adesso è più opportuno descrivere un 4-1-2-1-2. Perno di questa squadra è Mark van Bommel. La sua presenza in mezzo al campo consente di avere un ‘frangiflutti’ impressionante e un ‘direttore d’orchestra’ dai tempi perfetti (superiore in questo ad Ambrosini). Di conseguenza le due mezz’ali possono spingersi molto più in avanti. E ne sa qualcosa ‘bomber’ Nocerino. L’ex palermitano è divenuto intoccabile, per la propria capacita di sdoppiamento: tanta corsa in fase di non possesso e sagaci inserimenti. In teoria, l’altra mezz’ala sarebbe dovuta essere di ‘qualità’: Aquilani (o Seedorf) avrebbe dovuto rappresentare una sorta di ‘regista decentrato’, in grado di fare gioco o calciare in porta. A conti fatti, però, a causa delle assenze, spesso è stato Emanuelson a occupare quello ‘slot’. L’olandese – autore di una grande crescita – ha dimostrato che non può fare la mezz’ala: le sue partite migliori sono state quando ha operato da trequartista. Cioè quando è stato libero di sfruttare la propria progressione, senza troppe responsabilità d’equilibrio. Certo, con Boateng a disposizione, il trequartista diverrebbe l’impetuoso ghanese, utilissimo per la propria imprevedibilità istintiva e per i suoi inserimenti. 

Con le mezz’ali larghe e offensive, il Milan ha notevolmente alleggerito le responsabilità dei terzini. Guarda caso, Abate e Antonini (o chi per esso), stanno vivendo una stagione molto positiva soprattutto dal punto di vista difensivo.

Davanti, i rossoneri possono godere di un eccezionale playmaker, rispondente al nome di Zlatan Ibrahimovic. Sempre meno centravanti (a meno che non gli venga davvero imposto) e sempre più regista avanzatissimo e ‘libero’. Oggi siamo di fronte a un grande Zlatan. Magari meno ‘esplosivo’ di quello visto all’Inter, ma ugualmente determinante, per come è coinvolto nella manovra di squadra. Per aumentare di efficacia – come ha recentemente fatto notare lui stesso -, lo svedese deve avere spazio a disposizione: no al tridente, dunque, i cui movimenti sono troppo rigidi per esaltarne la fantasia. No a Pato, che si accentra troppo. Sì a Cassano con cui – si è visto – inventare è più facile. Sì a Robinho, che non avrà ‘peso’ e freddezza, ma è un moto perpetuo (crea spazi). Curiosità per il rapporto con una prima punta: vedere Maxi (Inzaghi pare dimenticato) perno centrale e Ibra svariargli attorno è idea più che stuzzicante…

In ogni caso, le frecce all’arco di Allegri sono molte. E non può essere un ‘innocuo tracollo’ come quello di Londra, ad averle rese ‘spuntate’…

 

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