Caso Sandri, Spaccarotella condannato per omicidio volontario

GABRIELE SANDRI, 9 ANNI A SPACCAROTELLA / FIRENZE – “Giustizia per Gabriele“. Questa la frase che, dall’11 novembre 2007, campeggia su molti muri e striscioni in tutta Italia. A tre anni dalla morte di Gabriele Sandri, l’agente Luigi Spaccarotella è stato condannato a 9 anni e 4 mesi di detenzione, per omicidio volontario, dalla Corte d’Appello di Firenze. Ma ripercorriamo i fatti.

Quel giorno di 3 anni fa si sarebbe dovuta giocare la partita Inter-Lazio. Gabriele Sandri, disc-jockey romano con la passione biancoceleste, si mise in macchina con degli amici per raggiungere Milano. Si fermarono nell’area di servizio Badia al Pino dell’autostrada A1, all’altezza di Arezzo. Ci furono degli scontri con altri tifosi, poi una rapida fuga in macchina. Da una volante della Polizia stradale, intervenuta sul posto, scese l’agente Luigi Spaccarotella, dalla cui pistola partì il colpo che attraversò la strada e perforò il vetro della macchina, raggiungendo alla nuca Gabriele Sandri ed uccidendolo.

I giudici di primo grado avevano condannato il pubblico ufficiale a 6 anni di reclusione per omicidio colposo. Oggi, la Corte d’Appello ha trasformato il reato in omicidio volontario, ed aumentato la condanna a 9 anni e 4 mesi di carcere. In altre parole: Spaccarotella sparò con l’intenzione di uccidere, stando alla Corte.

In aula mancava l’imputato, ma i genitori Sandri erano presenti ed in lacrime. Così il padre, Giorgio: “Giustizia dovuta. Ho sempre detto di fidarmi della giustizia italiana. Oggi mi sento orgoglioso di essere italiano”. Reazioni anche nel politico: il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha dichiarato che “è una sentenza dolorosa, ma rende giustizia alla famiglia Sandri e a tutti coloro che credono nella legge. Oggi cambia molto nel rapporto che c’è fra i ragazzi che vanno allo stadio e il mondo della giustizia, e viene sottolineato che a nessuno è consentito stroncare una vita umana con atti indegni del proprio ruolo”. All’uscita dall’aula in cui si è letta la sentenza, una folla ha applaudito la famiglia Sandri.

M.T.

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